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Questo è il blog di classe della I B : è uno spazio per conoscersi,confrontarsi, comunicarsi emozioni e sentimenti,postare ricerche,lavorare insieme utilizzando gli strumenti informatici.
mercoledì, 23 aprile 2008

La nascita di Roma

Anche se in ritardo vi posto una piccola ricerca sulla nascita di Roma.

La data della fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile dell'anno 753 a.C. (Natale di Roma) dallo storico latino Varrone.

I Romani avevano elaborato un complesso racconto mitologico sulle origini della città e dello stato, che ci è giunto attraverso le opere storiche di Tito Livio, e quelle poetiche di Virgilio e Ovidio, tutti dell'età augustea. In quest'epoca le leggende riprese da testi più antichi vengono rimaneggiate e fuse in un racconto unitario, nel quale il passato mitico viene interpretato in funzione delle vicende del presente.

I moderni studi storici e archeologici, che si basano sia su queste ed altre fonti scritte, sia sugli oggetti e i resti di costruzioni rinvenuti in vari momenti negli scavi, tentano di ricostruire la realtà storica che sta dietro al racconto mitico, nel quale man mano si sono andati riconoscendo alcuni elementi di verità.

                                               By http://wikipedia.org    Alessandro

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categorie: curiositĂ , attivitĂ  didattica
mercoledì, 16 aprile 2008

Meninos de Rua

I Meninos de rua sono bambini di strada delle città brasiliane che sono spesso orfani ho abbandonati dalla loro famiglia d'origine. Questi giovani per sopravvivere devono spesso compiere atti microcriminali (piccoli crimini)  vivendo praticamente sulla strada dove alcuni elemosinano.  La polizzia brasiliana ha deciso molte volte di risolvere il problema con gli squadroni di morte. Ancora attualmente vengono organizzati squadroni della morte per colpire o punire arbistriamente e illegalmente i bambini di strada. Possono essere civili armati ma anche squadre di polizziotti e militari (la cosa più squallida). Spesso questi squadroni vengono finanziati dai commercianti che vogliono contenere la dilagante criminalità che li danneggia.

Fortunatamente si stanno organizzando dei progetti per aiutare questi bambini. Si sta organizzando un aiuto umanitario. Aiuti alimentari a favore di gruppi di popolazione particolarmente svantaggiata negli ospedali e per progetti di aiuto ai bambini. Secondo l’UNICEF, 45 milioni di brasiliani vivono con meno di un dollaro al giorno. Il 46 percento di essi è costituito da bambini e adolescenti che crescono in un contesto di miseria, disgregazione familiare e sociale, disoccupazione, violenza e mancanza di prospettive. In simili condizioni, lo sviluppo e l’avvenire dei giovani sono fortemente compromessi. La mancanza di istituzioni per accogliere i più bisognosi e di investimenti nelle zone rurali, in particolare nel settore sanitario ed educativo, causa il persistere del movimento migratorio e l’insediamento di favelas attorno alle grandi città.
L’Aiuto umanitario della Confederazione concentra le sue attività in Brasile sulla prevenzione, la riabilitazione e il patrocinio (advocacy) per la fetta di popolazione più vulnerabile: i bambini di strada. Attualmente, parecchie migliaia di bambini vivono nelle strade delle grandi città, esposti a tutti i tipi di sfruttamento e abuso, inclini al consumo di droga e alla delinquenza.
L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene un programma di Terre des hommes Lausanne (TdhL), che dal 1986 affronta in Brasile la problematica degli enfants en situation de rue (ESR). L’obiettivo del programma è contribuire a migliorare le condizioni di vita degli ESR, grazie alla pluriennale esperienza maturata in particolare nell’ambito delle policy. Si tratta segnatamente di rafforzare il livello tecnico e i metodi delle istituzioni, di promuovere la creazione di reti e di migliorare il coordinamento. Nel quadro del programma si interviene a tre livelli: su un piano più vasto, sociopolitico (sensibilizzando sulla problematica dei bambini di strada), su un piano intermedio (creando competenze nell’ambito dei bambini di strada, rafforzando e integrando le strutture e istituzioni locali), e su un piano più circoscritto (attraverso l’elaborazione di best practices e attività con i bambini di strada, nel loro ambiente). Le attività spaziano dalla prevenzione al patrocinio, dall’educazione alla formazione, dal sostegno sociale alla sanità. L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene attualmente progetti di TdhL a Río de Janeiro, Fortaleza e San Luís.

Personalmente ho appreso che ci sono tante progettazioni (per fortuna) per aiutare i Maninos de rua e speriamo che si riescano a  produrre dei miglioramenti !

Nell’ambito del suo «Programma del latte» la Confederazione sostiene inoltre programmi alimentari di istituzioni sociali per le fasce di popolazione particolarmente bisognose. Questi programmi, organizzati in differenti città del Brasile, sono realizzati sotto la direzione di Terre des hommes Lausanne, Terre des hommes Genève e Caritas.

Mario

MGS4EVER  DN

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categorie: attualitĂ , curiositĂ , approfondimento
martedì, 08 aprile 2008

Prof.ssa, ecco il video del documentario divertente.

http://it.youtube.com/watch?v=wAt5tOk4TY4

By Luciano da www.youtube.it 

 

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categorie: curiositĂ 
lunedì, 18 febbraio 2008

Il "problema acqua"


LA DISPONIBILITA' di risorse idriche e la possibilità di accedervi da parte di tutti sono tra i principali temi trattati al vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Ecco i numeri del 'problema acqua' nel mondo.

DOVE SI TROVA: L'acqua copre circa i 2/3 della superficie terrestre, ma la maggior parte di essa è troppo salata per essere utilizzata dall'uomo per fini alimentari o agricoli.
Solo il 2,5% dell'acqua, in tutto il mondo, non è salata, ed i 2/3 di essa si trovano ai Poli e nei ghiacciai e sono, quindi, inutilizzabili.

QUANTA NE ABBIAMO E COME LA UTILIZZIAMO: Gli esseri umani hanno complessivamente a loro disposizione lo 0,08 per cento di tutta l'acqua della terra, ma nel prossimo ventennio il consumo di acqua non salata è destinato a crescere almeno del 40 per cento. Il 70 per cento dell'acqua di cui disponiamo viene utilizzato in agricoltura, ma il Consiglio mondiale delle acque sostiene che da qui al 2020 per sfamare il mondo sarà necessario avere almeno il 17 per cento in più dell'acqua attualmente disponibile, diversamente sarà il disastro.

CHI CE L'HA, CHI INVECE NO: Al momento, 968 milioni di persone sono prive di accesso a fonti di acqua pulita; secondo i dati del rapporto 2002 delle Nazioni Unite sullo sviluppo mondiale, il 33% della popolazione mondiale non ha accesso all'acqua potabile. L'Onu si propone di dimezzare entro il 2015 la percentuale della popolazione mondiale che non ha accesso all'acqua. I dati disponibili suggeriscono invece che tale quota è in aumento: se nel 1995 ben 436 milioni di persone in 29 paesi hanno avuto problemi di approvvigionamento idrico, entro il 2025 - stima la Banca Mondiale - questo problema riguarderà 48 paesi, per un totale di 1,4 miliardi di persone.

DOVE MANCA DI PIU': Nel 2035, sempre secondo la Banca Mondiale, 3 miliardi di persone vivranno in Paesi con problemi idrici. In base ai dati del programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, l'area più colpita sarà l'Asia occidentale, che include la Penisola araba, con oltre il 90% della popolazione senz'acqua. Notevoli le differenze nell'accesso alle risorse idriche tra città e campagne nei Paesi in via di sviluppo. L'Unicef calcola che nell'Africa subsahariana solo il 39% della popolazione dispone di acqua potabile contro il 77% della popolazione urbana.

NON SOLO FAME, MA ANCHE SALUTE: L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 19% delle morti per malattie infettive sia dovuto alla scarsità di acqua. nel decennio 1980-1990 una nuova teoria di reidratazione ha salvato tre milioni di bambini da morte certa per malattie infantili come la diarrea.

COSA SERVE PER RENDERLA DISPONIBILE A TUTTI, COSA SI FA IN CONCRETO: Secondo il programma delle Nazioni Unite per l'acqua (World Water Assessment Programme) ammonterebbero a 180 miliardi di dollari l'anno per trent'anni gli investimenti minimi per garantire la sicurezza idrica a livello mondiale. Attualmente gli investimenti in questo settore sono di 70-80 miliardi di dollari l'anno.

                                                                   da:http://www.repubblica.it/online/esteri/johannesburgdue/acqua/acqua.html

                                                                Nunzia C.

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categorie: attualitĂ , curiositĂ , approfondimento
mercoledì, 13 febbraio 2008

  Valentino da Interamna (Interamna Nahars, ca. 176 – Roma273) è stato un vescovo e martire cristiano italiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e successivamente dalla Chiesa anglicana: è considerato patrono degli innamorati, della città di Terni e della città di Vico del Gargano (FG). Sue reliquie, si trovano in Sardegna presso la chiesa di Ozieri, in Umbria a Terni, suo paese d'origine, presso la Basilica di San Valentino e a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, presso il Convento dei Cappuccini.È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio. Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d'argento reca la scritta: San Valentino patrono dell'amore. Altre reliquie sono quelle custodite ad Ozieri in Sardegna, presso la Chiesa dei Cappuccini dedicata ai SS Cosma e Damiano. Furono probabilmente portate dalla Penisola per sottrarle dalle mani dei mori o dei barbareschi. [citazione necessaria].

Il Santo dell'Amore è festeggiato anche a Vico del Gargano (FG), il cui culto è legato anche alla protezione delle arance che proprio a cavallo di febbraio/marzo maturano sul Promontorio del Gargano. Durante i festeggiamenti si preparano pozioni d'amore a base di arance che, secondo la leggenda, farebbero innamorare chi ne assume pochi sorsi. Il percorso amoroso si conclude nel famoso "Vicolo del Bacio", largo meno di 30 centimentri, in cui le coppie devono necessariamente "sfiorarsi" a causa della ristrettezza del passaggio.

La festa di San Valentino

Questa festa venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. La città di Ozieri, che custodisce delle reliquie del santo, promuove 4 giorni di festeggiamenti, civili e religiosi, dal 13 al 16 febbraio.

By Raky e Gaia

informazioni forniteci da:Wikipedia

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categorie: attualitĂ , curiositĂ 
lunedì, 10 dicembre 2007

La festa della pina
 
La festa della pina è una delle più importanti tradizioni medievali vissute intensamente a Boscoreale. Si svolgeva la Domenica in Albis ed era un rito di fidanzamento. Apriva le porte alla primavera; era un inno alla fertilità e alla fecondità. Si svolgeva così:
i giovani, dopo un pranzo a base di zuppa di pane e grigliata mista alla brace, offrivano alle ragazze del paese un bastone sormontato da una pigna colorata d'oro, d'argento e spesso ornata con foglie d'edera, simbolo del loro amore. Se le donne volevano ricambiare i loro sentimenti, regalavano agli innamorati il famoso "zuccherino a corolla",ovvero un biscotto di farina di mandorle forato al centro. Se,invece,non accettavano, erano tenute a restituire il bastone.
 
                                                         By Mary
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categorie: curiositĂ 
venerdì, 07 dicembre 2007

I " fucaracchi"

E'una tradizione che affonda le sue radici nella tradizione marinara di Castellammare di Stabia, facendo riferimento al pescatore, travolto in mare dalla tempesta, che iniziò a recitare il Santo Rosario di ringraziamento alla Madonna, davanti ad un fuoco acceso per riscaldarsi.
E' anche una sorta di gara tra i popolosi quartieri del centro antico e delle periferie della città, che si sfidano attraverso enormi falò, detti "Fucaracchi", accesi dai giovani dei rioni, la notte tra il 7 e l'8 Dicembre. Mobili vecchi, tronchi d'albero secchi, rifiuti di legno di vario genere vengono raccolti dai ragazzi del rione nei giorni che precedono la festa dell’Immacolata ed ammassati per poi essere incendiati, dando luogo a lunghi pennacchi di fuoco che si espandono nella notte.
Il rito si ripete ogni anno con enormi pire a Piazza Fontana Grande, all'Acqua della Madonna, nel Rione Spiaggia e in tante altre piazze della città. Anticamente, ogni capo famiglia portava a casa un tizzone ardente o un po’ di brace come segno di buona fortuna.
È il momento più atteso dai giovani ma anche dagli adulti perché, dopo il consueto giro per le strade della città ad ammirare la furia dirompente dei fucaracchi, ci si ritrova tutti a casa, insieme ad amici e parenti, per il tradizionale cenone seguito da giochini natalizi fino all’alba. Durante questo periodo è consueto preparare le zeppole, dolce caratteristico della festa.
 Gli stabiesi sono ancora oggi legati a questa pratica folcloristica che resiste nei secoli, nonostante la pericolosità di un fenomeno che ogni anno mette a repentaglio le vie della città, con i Vigili Urbani e quelli del Fuoco sempre all'erta per vigilare che le cose vadano per il giusto verso.
La tradizione racconta che un pescatore, travolto in mare da una tempesta, durante la notte, era rimasto aggrappato ad una trave in balia delle onde per lungo tempo. Da allora si ripropone la tradizione del fuoco acceso per riscaldarsi, mentre si recita il Rosario, in onore dell'Immacolata, con l’allestimento di falò, in vari punti della città.
Alessandro
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categorie: curiositĂ 
domenica, 02 dicembre 2007

Dal Sol Invictus al Natale

L'origine del Natale è molto antica e non ha a che fare solo con la Natività cristiana, ma anche con riti pagani precedenti.
Il 21 dicembre, infatti, cade il solstizio d'inverno. Come già era accaduto per quello estivo,  la tradizione cristiana ha assorbito e modificato le antiche feste religiose; di conseguenza in questo periodo la nascita di Gesù, e tutto ciò che ne consegue, ha sostituito le celebrazioni precedenti, dedicate soprattutto al solstizio. In particolare, in questo periodo si tenevano le feste romane dei Saturnalia, e il 25 dicembre culminava con le celebrazioni per il Sol Invictus.
I Saturnalia
La data del solstizio d'inverno, 21 dicembre, coincide con il giorno più corto dell'anno. Il Sole raggiunge la minima declinazione rispetto all'asse terrestre ed è allo zenit al Tropico del Capricorno. I Saturnalia erano una grande festa religiosa che si teneva nell'antica Roma e, come indicato dal nome, era dedicata a Saturno, divinità romana dell'agricoltura. La festa durava diversi giorni, generalmente dal 17 al 24 dicembre. Macrobio, scrittore latino del V secolo, racconta nella sua opera, dal titolo appunto Saturnalia, che in questi giorni ogni attività pubblica cessava, ogni differenza sociale veniva abolita. Durante i festeggiamenti inoltre ogni libertà era concessa; di conseguenza non esistevano più freni inibitori e si assisteva a scene incredibili.
Le feste dei Saturnalia culminavano poi il 25 dicembre, con la celebrazione del Sol Invictus. O, per esteso, Deus Sol Invictus, il Dio Sole Invitto. Una festa per glorificare la rinascita dell'astro. Infatti esso, nel periodo del solstizio invernale, sembrava perdere la sua forza, la luce e il calore erano più deboli. Subito dopo però, le giornate cominciavano a riallungarsi e il 25 dicembre il Sole tornava a splendere in tutta la sua potenza, aveva un nuovo "Natale". Il Sole tornava a sconfiggere l'oscurità, era appunto "invincibile". Ancora una volta quindi, è dall'osservazione che gli antichi facevano del cielo che nasce una tradizione che attraversa così tante culture. Ed ecco perché il giorno del Sol Invictus coincide con il Natale cristiano. Come vedremo, infatti, il Cristianesimo identificherà il Sole con Cristo.
Ma intanto vediamo l'origine del Sol Invictus nella cultura romana.
Fu l'imperatore Eliogabalo che tentò per la prima volta di imporre il credo di Elagabalus Sol Invictus, dio della sua terra natale, la città-stato di Emesa, in Siria. Eliogabalo fece costruire un tempio dedicato alla divinità sul Palatino. Alla sua morte, nel 222 d.C. il culto cessò ufficialmente di esistere, ma ormai la credenza si era radicata, e gli imperatori romani continuavano a essere ritratti sulle monete con l'iconografia della corona di raggi solari. Venne reintrodotto definitivamente nel 274, dall'imperatore Aureliano, che fece del dio-sole la divinità principale del suo impero. Egli stesso indossava una corona a raggi.
Aureliano era da poco riuscito a riunificare l'impero, sconfiggendo la regina Zenobia, del Regno di Palmira. Un aiuto decisivo era arrivato proprio dalla città-stato di Emesa. L'aiuto dei sacerdoti di Emesa fu molto apprezzato dall'imperatore; Aureliano disse che prima della battaglia decisiva aveva avuto una visione, il buon auspicio del dio Sole di Emesa. Quindi nel 274 tornò a Roma con i sacerdoti e ufficializzò il culto del Sol Invictus, che era stato così determinante per la riunificazione dell'impero. Edificò un tempio sul Quirinale e creò un nuovo corpo di sacerdoti (i pontifex solis invicti).
Consacrò il tempio il 25 dicembre 274, in una cerimonia chiamata dies natalis Solis Invicti, giorno di nascita del Sole Invitto. Ecco quindi il concetto di giorno Natale, giorno di nascita. In realtà il culto del Sole era già presente in tutte le regioni dell'impero, in varie forme, la più importante delle quali era il mitraismo, con cui aveva molto in comune. Quindi il Sol Invictus fu visto da Aureliano come un forte elemento di unione; istituendolo l'imperatore ufficializzò il culto del Sole e la festa del 25 dicembre in tutto l'impero. Ed ebbe grande successo, anche perché la festa si inseriva nelle celebrazioni romane più antiche, i Saturnalia, concludendole. 
Dal Sol Invictus al Natale cristiano
Il Sol Invictus continuò anche sotto Costantino, che ne fu il Pontifex Maximus. Questo imperatore fece incidere sulla moneta imperiale una raffigurazione del Sole, accompagnata dall'iscrizione Sole Invicto Comiti, "al compagno Sole Invitto"; in questo modo il dio veniva definito il compagno dell'imperatore. Il Cristianesimo però aveva ormai un grande seguito. Nel 330 Costantino stesso decretò per la prima volta la festa cristiana della nascita di Gesù, che coincideva con il Sol Invictus. Il giorno natale del Sole divenne il giorno Natale di Cristo. Inoltre l'imperatore definì il primo giorno della settimana come quello dedicato al riposo, che nella sua idea doveva essere il giorno del Signore (Dies Dominicus), da cui Domenica. In realtà, non riuscì pienamente nel suo intento e la domenica rimase per molti il Dies Solis (giorno del Sole), da cui ancora oggi derivano l'inglese Sunday e il tedesco Sontag.
 Nel 337 la nuova festività fu ufficializzata anche dalla Chiesa, da Papa Giulio I, che fissava a Roma la data del 25 dicembre come la nascita di Gesù. Ma più che cancellato, il Sol Invictus venne assorbito nel rito cristiano. Secondo quanto scrive il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi (Christianity and Paganism in the Fourth to Eighth Centuries, Ramsay MacMullen — Yale, 1997) gli stessi cristiani prendevano parte alle usanze legate al culto, per esempio l'accendere fuochi il 25 dicembre, celebrando la nascita del Sole. La Chiesa si rese conto del forte legame dei fedeli con questi riti, e decise in concilio che la nascita di Cristo dovesse essere identificata proprio con la data del 25 dicembre.
 Insomma, il Sol Invictus influenzò molto il Cristianesimo e non poté essere spazzato via da un giorno all'altro. La data della nascita di Cristo fu decisa dopo discussioni e concili che tennero occupati i vescovi per anni e anni, a partire dal III secolo; anche perché nei Vangeli non erano descritti né il giorno di nascita né quello della morte di Gesù. Secondo alcune ipotesi in precedenza i cristiani festeggiavano la nascita del Salvatore non il 25 dicembre, bensì il 6 gennaio, il giorno dell'epifania (dal greco epiphàneja, comparsa, apparizione). Come fecero i vescovi a stabilire una data precisa?
 Una teoria vuole che essi si basarono sui resoconti dei primi cristiani, che avevano circoscritto la data di morte del Messia tra il 25 marzo e il 6 aprile. Poi seguirono una regola secondo la quale tutti i profeti del Vecchio Testamento morivano il giorno dell'anniversario della loro nascita. Nel caso di Gesù, egli sarebbe morto nell'anniversario della sua concezione. Di conseguenza, essendo stato concepito tra il 25 marzo e il 6 aprile, Cristo doveva essere nato nove mesi dopo questa data, tra il 25 dicembre e il 6 gennaio.
 Papa Giulio I, come abbiamo detto, stabilì quindi il 25 dicembre come data ufficiale. L'intelligenza dei vescovi fu proprio in questa sovrapposizione del Cristianesimo al culto del Sol Invictus, evitando invece una sua imposizione forzata. Troppo diffuso e popolare era il credo pagano, e il modo migliore per sradicarlo fu proprio assorbirlo nella nuova religione. In questo modo il Cristianesimo poté opporre, alla festività pagana, la nascita del vero Sole, identificato in Cristo.
 I primi esempi di iconografia cristiana in effetti raffigurano Gesù con elementi solari, come la corona radiata. Per la Chiesa di Roma il Sol Invictus era la prova dell'identificazione tra Cristo e Apollo-Helios, proprio il dio del Sole; ciò era confermato in un mausoleo, scoperto sotto allla Basilica di San Pietro, datato circa 250 d.C. Dall'inizio del III secolo il titolo attribuito a Gesù era "Sole della Giustizia". Il dio Sole era quindi in realtà Cristo. Questo amalgama tra le due religioni sopravvisse ancora per diverso tempo. Infine nel 380 d.C. l'imperatore Teodosio I emanò il celebre editto di Tessalonica, con cui stabiliva che l'unica religione di stato era il Cristianesimo, bandendo definitivamente tutte le altre.
Il Sol Invictus venne sostituito definitivamente dal Natale cristiano.
 Catello S.
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categorie: curiositĂ , approfondimento
sabato, 01 dicembre 2007

Ladino

Il termine ladino, originariamente diffuso nell'alta Val Badia, è usato, attualmente, per designare un gruppo di dialetti abbastanza omogenei parlati nell'area dolomitica. Si può fare riferimento a popolazioni noriche (celto-romane) profughe nel 5° sec. dal Norico Mediterraneo, a seguito dell'insediamento dei Rugi e, in seguito, ai massacri avaro-slavi. Le popolazioni originarie breone (celto-romane) e immigrate, vennero designate welsch dai bavari in contrapposizione ai windisch (slavoni), mentre esse si definivano latine (in dialetto ladin) perché non-germane e non-slave. Il termine si diffuse (seconda metà del 18° sec.) negli ambienti tedeschi, come ladinisch, per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo, mentre le popolazioni soggette storicamente a Venezia non hanno mai accettato il termine, per i significati sottesi di filo-asburgicismo, per cui negli ambienti italiani si è giunti a un compromesso (ladino-dolomitici).
 
Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, p.es. la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [ts] > [s] ma diventa [tš] come nel gruppo orientale .
 
Va notato, inoltre, che con l'espressione "lingue Ladine" ci si riferisce, talvolta, alla totalità delle lingue retoromanze, che, oltre al Ladino propriamente detto (ossia al Ladino Dolomitico), comprendono anche il friulano ed il romancio.
 
I ladini dolomitici dispongono di un giornale settimanale "La Usc di Ladins" e di un telegiornale giornaliero "Rai TV Ladinia".
 
Il ladino sarebbe la lingua caratterizzante della Ladinia, se non che di questo ultimo termine si fa solitamente un'uso impreciso ed ambiguo, mancando di un significato storicamente affermato. In particolare con questo termine alcuni gruppi di opinione intendono indicare la regione geografica che raggruppa i comuni ladini che fino al 1918 erano dell'Impero asburgico, e che come tale non esaurirebbe la totalità dei territori di lingua ladina, mancando di annoverare quelli storicamente compresi nei domini veneziani anziché austroungarici.
Michele
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categorie: curiositĂ 

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