Il problema dell’inquinamento urbano non interessa sempre e comunque metropoli con milioni di cittadini anche se, quando si parla di provvedimenti, sono spesso le "big” a dare il buon esempio, auspicando che tali provvedimenti siano efficaci al fine di salvaguardare l’ambiente e chi ci vive.
Una nuova iniziativa in tal senso è stata presa Milano a dalla giunta di Letizia Moratti la quale ha decretato l'introduzione della cosiddetta "pollution charge", ovvero di una tassa atta a scoraggiare l’ingresso nel territorio comunale di veicoli (privati e commerciali) posseduti da soggetti non residenti a Milano.
"Il nostro obiettivo - spiega l'assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente, Edoardo Croci - è di ridurre le emissioni del traffico del 20%, partendo dal presupposto che a Milano entrano ogni giorno 763.500 veicoli, escluse le due ruote. Il 13,5% sono veicoli commerciali, l'86,5% automobili. Di queste auto il 69,5% appartiene a persone che non risiedono nel comune di Milano. Con l'applicazione della "pollution charge" contiamo di ridurre di 150mila unità il numero di veicoli che entrano in città".
A partire da Gennaio il ticket dovrebbe essere imposto a tutti i residenti fuori dal capoluogo lombardo che entrano in città nei giorni feriali, dalle 7 del mattino alle 7 della sera, eccezion fatta per le aree in cui ci sono parcheggi di interscambio che, sebbene poste all’interno del perimetro comunale, potranno essere raggiunte senza pagare. Inoltre, essendo pensato come misura volta a ridurre le emissioni inquinanti prodotte dagli autoveicoli il pagamento dovrebbe essere differenziato in tre o quattro classi a seconda delle categorie emissive, con esenzione totale per i veicoli che rispettano le norme Euro 4 e per quelli elettrici. L’ammontare del pedaggio non è ancora stato definito, ma i valori annunciati sui giornali si aggirano intorno ai 3 Euro al giorno, una cifra alta anche se ben lontana dalle 8 sterline richieste a Londra.
Vita dura quindi per i pendolari, specie se proprietari di veicoli altamente inquinanti come gli obsoleti diesel o comunque Euro 0, motorizzazioni che, sempre a partire dal primo trimestre 2007, potrebbero incappare nel pieno divieto di accesso alle aree centrali del capoluogo lombardo.
Anche se gennaio è ancora lontano e un vero riscontro dell’utilità di tale provvedimento non si è ancora potuto verificare, le critiche all’iniziativa sono già numerose. I pendolari automobilistici Altomilanesi, per esempio, già pagano 3 Euro al giorno per entrare/uscire da Milano al casello A8 di Milano Nord, cifra che raddoppierà dunque a partire dal nuovo anno se si considerano anche i “nuovi 3 Euro”.
by http://omniauto.it Alessandro
by Raffaele.
I Meninos de rua sono bambini di strada delle città brasiliane che sono spesso orfani ho abbandonati dalla loro famiglia d'origine. Questi giovani per sopravvivere devono spesso compiere atti microcriminali (piccoli crimini) vivendo praticamente sulla strada dove alcuni elemosinano. La polizzia brasiliana ha deciso molte volte di risolvere il problema con gli squadroni di morte. Ancora attualmente vengono organizzati squadroni della morte per colpire o punire arbistriamente e illegalmente i bambini di strada. Possono essere civili armati ma anche squadre di polizziotti e militari (la cosa più squallida). Spesso questi squadroni vengono finanziati dai commercianti che vogliono contenere la dilagante criminalità che li danneggia.
Fortunatamente si stanno organizzando dei progetti per aiutare questi bambini. Si sta organizzando un aiuto umanitario. Aiuti alimentari a favore di gruppi di popolazione particolarmente svantaggiata negli ospedali e per progetti di aiuto ai bambini. Secondo l’UNICEF, 45 milioni di brasiliani vivono con meno di un dollaro al giorno. Il 46 percento di essi è costituito da bambini e adolescenti che crescono in un contesto di miseria, disgregazione familiare e sociale, disoccupazione, violenza e mancanza di prospettive. In simili condizioni, lo sviluppo e l’avvenire dei giovani sono fortemente compromessi. La mancanza di istituzioni per accogliere i più bisognosi e di investimenti nelle zone rurali, in particolare nel settore sanitario ed educativo, causa il persistere del movimento migratorio e l’insediamento di favelas attorno alle grandi città.
L’Aiuto umanitario della Confederazione concentra le sue attività in Brasile sulla prevenzione, la riabilitazione e il patrocinio (advocacy) per la fetta di popolazione più vulnerabile: i bambini di strada. Attualmente, parecchie migliaia di bambini vivono nelle strade delle grandi città, esposti a tutti i tipi di sfruttamento e abuso, inclini al consumo di droga e alla delinquenza.
L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene un programma di Terre des hommes Lausanne (TdhL), che dal 1986 affronta in Brasile la problematica degli enfants en situation de rue (ESR). L’obiettivo del programma è contribuire a migliorare le condizioni di vita degli ESR, grazie alla pluriennale esperienza maturata in particolare nell’ambito delle policy. Si tratta segnatamente di rafforzare il livello tecnico e i metodi delle istituzioni, di promuovere la creazione di reti e di migliorare il coordinamento. Nel quadro del programma si interviene a tre livelli: su un piano più vasto, sociopolitico (sensibilizzando sulla problematica dei bambini di strada), su un piano intermedio (creando competenze nell’ambito dei bambini di strada, rafforzando e integrando le strutture e istituzioni locali), e su un piano più circoscritto (attraverso l’elaborazione di best practices e attività con i bambini di strada, nel loro ambiente). Le attività spaziano dalla prevenzione al patrocinio, dall’educazione alla formazione, dal sostegno sociale alla sanità. L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene attualmente progetti di TdhL a Río de Janeiro, Fortaleza e San Luís.
Personalmente ho appreso che ci sono tante progettazioni (per fortuna) per aiutare i Maninos de rua e speriamo che si riescano a produrre dei miglioramenti !
Nell’ambito del suo «Programma del latte» la Confederazione sostiene inoltre programmi alimentari di istituzioni sociali per le fasce di popolazione particolarmente bisognose. Questi programmi, organizzati in differenti città del Brasile, sono realizzati sotto la direzione di Terre des hommes Lausanne, Terre des hommes Genève e Caritas.
Mario
MGS4EVER DN
Perché???
Il nuovo secolo si è aperto all'insegna dell'emergenza acqua. Nel mondo oltre 1 miliardo e 200 milioni di persone non hanno acqua potabile ed altri 800 milioni non dispongono di un rubinetto in casa. Ogni anno quasi 10 milioni di individui muoiono per mancanza d'acqua o per avvelenamento idrico, bevendo cioè acqua inquinata o contaminata. Secondo alcuni esperti, se non si corre subito ai ripari, entro il 2025, su una popolazione mondiale di 8 miliardi di persone, 2 miliardi e 300 milioni non avranno acqua potabile; secondo alcuni la situazione diventerà gravissima nel giro di un decennio, perché oltre la metà della popolazione del pianeta soffrirà per la carenza di acqua potabile e per usi agricoli. Per comprendere bene il problema, va tenuto presente che ogni anno nel mondo si consumano
By Elena.
LA DISPONIBILITA' di risorse idriche e la possibilità di accedervi da parte di tutti sono tra i principali temi trattati al vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Ecco i numeri del 'problema acqua' nel mondo.
DOVE SI TROVA: L'acqua copre circa i 2/3 della superficie terrestre, ma la maggior parte di essa è troppo salata per essere utilizzata dall'uomo per fini alimentari o agricoli.
Solo il 2,5% dell'acqua, in tutto il mondo, non è salata, ed i 2/3 di essa si trovano ai Poli e nei ghiacciai e sono, quindi, inutilizzabili.
QUANTA NE ABBIAMO E COME LA UTILIZZIAMO: Gli esseri umani hanno complessivamente a loro disposizione lo 0,08 per cento di tutta l'acqua della terra, ma nel prossimo ventennio il consumo di acqua non salata è destinato a crescere almeno del 40 per cento. Il 70 per cento dell'acqua di cui disponiamo viene utilizzato in agricoltura, ma il Consiglio mondiale delle acque sostiene che da qui al 2020 per sfamare il mondo sarà necessario avere almeno il 17 per cento in più dell'acqua attualmente disponibile, diversamente sarà il disastro.
CHI CE L'HA, CHI INVECE NO: Al momento, 968 milioni di persone sono prive di accesso a fonti di acqua pulita; secondo i dati del rapporto 2002 delle Nazioni Unite sullo sviluppo mondiale, il 33% della popolazione mondiale non ha accesso all'acqua potabile. L'Onu si propone di dimezzare entro il 2015 la percentuale della popolazione mondiale che non ha accesso all'acqua. I dati disponibili suggeriscono invece che tale quota è in aumento: se nel 1995 ben 436 milioni di persone in 29 paesi hanno avuto problemi di approvvigionamento idrico, entro il 2025 - stima la Banca Mondiale - questo problema riguarderà 48 paesi, per un totale di 1,4 miliardi di persone.
DOVE MANCA DI PIU': Nel 2035, sempre secondo la Banca Mondiale, 3 miliardi di persone vivranno in Paesi con problemi idrici. In base ai dati del programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, l'area più colpita sarà l'Asia occidentale, che include la Penisola araba, con oltre il 90% della popolazione senz'acqua. Notevoli le differenze nell'accesso alle risorse idriche tra città e campagne nei Paesi in via di sviluppo. L'Unicef calcola che nell'Africa subsahariana solo il 39% della popolazione dispone di acqua potabile contro il 77% della popolazione urbana.
NON SOLO FAME, MA ANCHE SALUTE: L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 19% delle morti per malattie infettive sia dovuto alla scarsità di acqua. nel decennio 1980-1990 una nuova teoria di reidratazione ha salvato tre milioni di bambini da morte certa per malattie infantili come la diarrea.
COSA SERVE PER RENDERLA DISPONIBILE A TUTTI, COSA SI FA IN CONCRETO: Secondo il programma delle Nazioni Unite per l'acqua (World Water Assessment Programme) ammonterebbero a 180 miliardi di dollari l'anno per trent'anni gli investimenti minimi per garantire la sicurezza idrica a livello mondiale. Attualmente gli investimenti in questo settore sono di 70-80 miliardi di dollari l'anno.
da:http://www.repubblica.it/online/esteri/johannesburgdue/acqua/acqua.html
Nunzia C.