Processi in atto per la gestione dell'acqua e i tentativi di privatizzazione.
Sono diverse le soluzioni prese in esame e le tematiche di intervento per gestire al meglio la crescita del consumo di acqua. Comunque è evidente che mancano delle regole mondiali di controllo sulla gestione dell'acqua e la sua difesa come bene comune, patrimoniale, e prevale l'approccio di considerare l'acqua un bene da lasciare alla libera regolamentazione del mercato. Tuttavia, per quanto riguarda la gestione dell'acqua, c'è da fare i conti con un fenomeno di abdicazione delle strutture pubbliche in favore di soggetti privati e di alcune multinazionali che cominciano a fiutare l'odore di un grande business. La principale fonte di vita, dunque, corre il serio pericolo di trasformarsi in merce preziosa su cui lucrare, con gravi conseguenze sul futuro.
In Gran Bretagna, durante il governo della Tatcher la privatizzazione è stata una scelta politica sulla spinta della libera economia di mercato. In Francia si è deciso di puntare sulla "gestione delegata", ovvero, il conferimento dei servizi idrici ai privati. In Canada, la diminuzione dei fondi federali e provinciali alle municipalità ha costretto queste ultime a tagliare le spese per nuove infrastrutture e aprire agli investimenti delle compagnie private. La diminuzione delle finanze pubbliche e, soprattutto, di quelle locali è uno stato di fatto che vuole "giustificare" la volontà di ricorrere alla privatizzazione dell'acqua anche in altri Paesi come la Germania, l'Italia, i Paesi Bassi e l'Irlanda.
Inoltre, negli ultimi anni si è registrato un aumento vertiginoso in città di Asia, Africa e America Latina, che hanno deciso di privatizzare la gestione dell'acqua, argomentandola proprio con la mancanza di risorse finanziarie. Giacarta, Manila, Casablanca, Dakar, Nairobi, El Alto, Medan, La Paz, Cordoba, Città del Messico e Buenos Aires, sono soltanto alcune delle città in cui l'acqua adesso è in mano a privati (Petrella, Avvenire, 3/2/2000). Insomma, si vuole vendere l'acqua al capitale privato per la gioia di quelle multinazionali che già pregustano il grande affare. Sono loro che stanno spingendo affinché l'acqua diventi un prodotto da mercato. Per fare un esempio, in Canada c'è stata un'impresa americana, la McCurdy Enterprises, che ha espresso la volontà di voler commercializzare (ed esportare) l'acqua dei grandi laghi e del fiume SaintLaurent. Altre compagnie statunitensi stanno avanzando identica richiesta. Dietro c'è la regia dell'ALENA, l'accordo per il libero scambio nel Nord-America. Queste imprese si fanno forti delle loro ingenti disponibilità finanziarie e delle loro notevoli possibilità tecnologiche per potersi accaparrare la gestione del prezioso bene dell'umanità.
Secondo l'ALENA, l'acqua è un prodotto da mercato e quindi soggetto al libero scambio. Al tempo stesso c'è da fare i conti con l'entrata in gioco dei grandi produttori di bevande gassose come la Coca Cola e la Pepsi Cola, che si vanno ad inserire in un settore dove già ci sono i giganti dell'acqua minerale e di sorgente come Danone e Nestlé, oppure gli specialisti dell'acqua trattata come la francese SuezLyonnaise e l'americana Culligan. Obiettivo: sfruttare al massimo ogni goccia di acqua esistente nel mondo. La Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti: una in Indonesia, una in Cina e l'altra negli Stati Uniti. La Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua "purificata". Proprio queste due multinazionali sono le più grandi produttrici nel mondo di acqua minerale e per conquistare il mercato mondiale si stanno lanciando all'accaparramento di sorgenti in ogni latitudine. Parallelamente sia Nestlé che Danone non perdono di vista il settore dell'acqua "purificata", ritenuto importante per l'espansione mondiale: acqua di rubinetto trattata con l'aggiunta di minerali. La guerra mondiale dell'acqua è lanciata. Da una parte le multinazionali si sfidano tra loro, dall'altra l'acqua diminuisce sempre di più.
La società civile dice no alla privatizzazione
L'opposizione alla privatizzazione dell'acqua, comincia a prendere il via e si è già messa in moto una sensibilità, forte e decisa, a non lasciare spazio ad alcun tentativo di mercificare il prezioso bene. In Canada un'inchiesta del 1996 ha evidenziato che il 76% della popolazione canadese è contraria. A Montreal una manifestazione di 10 mila persone scese in piazza lo scorso anno, ha fatto recedere le autorità del Quebec dalla messa in atto del piano di privatizzazione dell'acqua. Lo stesso è accaduto a Panama dove la popolazione locale ha vinto il primo round contro la concessione dell'acqua ai privati (Petrella, Avvenire 3/2/2000). A Cochabamba, città della Bolivia, si sono verificati violenti scontri a seguito di una manifestazione pacifica organizzata dai campesinos che protestavano contro uno sconsiderato aumento del prezzo dell'acqua. Nella circostanza le famiglie si sono ritrovate a dover pagare in media circa 20 Pesos boliviani al mese, una cifra notevole se rapportata alla paga minima di 350 Pesos che percepisce la maggior parte dei lavoratori. Dietro a questo aumento si nasconde una legge approvata di recente come Legge Nazionale per l'acqua, che in realtà è quasi la fotocopia di un contratto privato stipulato qualche settimana prima tra imprese private sorte nell'agosto dello scorso anno. Questa legge prevede l'esproprio totale di ogni sorgente d'acqua nel territorio di Cochabamba a favore di un progetto portato avanti da questa società privata. Di conseguenza, anche i vecchi pozzi utilizzati dai campesinos sono destinati ad essere controllati e tassati.
BY CLAUDIO BUONO
Il problema dell’inquinamento urbano non interessa sempre e comunque metropoli con milioni di cittadini anche se, quando si parla di provvedimenti, sono spesso le "big” a dare il buon esempio, auspicando che tali provvedimenti siano efficaci al fine di salvaguardare l’ambiente e chi ci vive.
Una nuova iniziativa in tal senso è stata presa Milano a dalla giunta di Letizia Moratti la quale ha decretato l'introduzione della cosiddetta "pollution charge", ovvero di una tassa atta a scoraggiare l’ingresso nel territorio comunale di veicoli (privati e commerciali) posseduti da soggetti non residenti a Milano.
"Il nostro obiettivo - spiega l'assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente, Edoardo Croci - è di ridurre le emissioni del traffico del 20%, partendo dal presupposto che a Milano entrano ogni giorno 763.500 veicoli, escluse le due ruote. Il 13,5% sono veicoli commerciali, l'86,5% automobili. Di queste auto il 69,5% appartiene a persone che non risiedono nel comune di Milano. Con l'applicazione della "pollution charge" contiamo di ridurre di 150mila unità il numero di veicoli che entrano in città".
A partire da Gennaio il ticket dovrebbe essere imposto a tutti i residenti fuori dal capoluogo lombardo che entrano in città nei giorni feriali, dalle 7 del mattino alle 7 della sera, eccezion fatta per le aree in cui ci sono parcheggi di interscambio che, sebbene poste all’interno del perimetro comunale, potranno essere raggiunte senza pagare. Inoltre, essendo pensato come misura volta a ridurre le emissioni inquinanti prodotte dagli autoveicoli il pagamento dovrebbe essere differenziato in tre o quattro classi a seconda delle categorie emissive, con esenzione totale per i veicoli che rispettano le norme Euro 4 e per quelli elettrici. L’ammontare del pedaggio non è ancora stato definito, ma i valori annunciati sui giornali si aggirano intorno ai 3 Euro al giorno, una cifra alta anche se ben lontana dalle 8 sterline richieste a Londra.
Vita dura quindi per i pendolari, specie se proprietari di veicoli altamente inquinanti come gli obsoleti diesel o comunque Euro 0, motorizzazioni che, sempre a partire dal primo trimestre 2007, potrebbero incappare nel pieno divieto di accesso alle aree centrali del capoluogo lombardo.
Anche se gennaio è ancora lontano e un vero riscontro dell’utilità di tale provvedimento non si è ancora potuto verificare, le critiche all’iniziativa sono già numerose. I pendolari automobilistici Altomilanesi, per esempio, già pagano 3 Euro al giorno per entrare/uscire da Milano al casello A8 di Milano Nord, cifra che raddoppierà dunque a partire dal nuovo anno se si considerano anche i “nuovi 3 Euro”.
by http://omniauto.it Alessandro
I Meninos de rua sono bambini di strada delle città brasiliane che sono spesso orfani ho abbandonati dalla loro famiglia d'origine. Questi giovani per sopravvivere devono spesso compiere atti microcriminali (piccoli crimini) vivendo praticamente sulla strada dove alcuni elemosinano. La polizzia brasiliana ha deciso molte volte di risolvere il problema con gli squadroni di morte. Ancora attualmente vengono organizzati squadroni della morte per colpire o punire arbistriamente e illegalmente i bambini di strada. Possono essere civili armati ma anche squadre di polizziotti e militari (la cosa più squallida). Spesso questi squadroni vengono finanziati dai commercianti che vogliono contenere la dilagante criminalità che li danneggia.
Fortunatamente si stanno organizzando dei progetti per aiutare questi bambini. Si sta organizzando un aiuto umanitario. Aiuti alimentari a favore di gruppi di popolazione particolarmente svantaggiata negli ospedali e per progetti di aiuto ai bambini. Secondo l’UNICEF, 45 milioni di brasiliani vivono con meno di un dollaro al giorno. Il 46 percento di essi è costituito da bambini e adolescenti che crescono in un contesto di miseria, disgregazione familiare e sociale, disoccupazione, violenza e mancanza di prospettive. In simili condizioni, lo sviluppo e l’avvenire dei giovani sono fortemente compromessi. La mancanza di istituzioni per accogliere i più bisognosi e di investimenti nelle zone rurali, in particolare nel settore sanitario ed educativo, causa il persistere del movimento migratorio e l’insediamento di favelas attorno alle grandi città.
L’Aiuto umanitario della Confederazione concentra le sue attività in Brasile sulla prevenzione, la riabilitazione e il patrocinio (advocacy) per la fetta di popolazione più vulnerabile: i bambini di strada. Attualmente, parecchie migliaia di bambini vivono nelle strade delle grandi città, esposti a tutti i tipi di sfruttamento e abuso, inclini al consumo di droga e alla delinquenza.
L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene un programma di Terre des hommes Lausanne (TdhL), che dal 1986 affronta in Brasile la problematica degli enfants en situation de rue (ESR). L’obiettivo del programma è contribuire a migliorare le condizioni di vita degli ESR, grazie alla pluriennale esperienza maturata in particolare nell’ambito delle policy. Si tratta segnatamente di rafforzare il livello tecnico e i metodi delle istituzioni, di promuovere la creazione di reti e di migliorare il coordinamento. Nel quadro del programma si interviene a tre livelli: su un piano più vasto, sociopolitico (sensibilizzando sulla problematica dei bambini di strada), su un piano intermedio (creando competenze nell’ambito dei bambini di strada, rafforzando e integrando le strutture e istituzioni locali), e su un piano più circoscritto (attraverso l’elaborazione di best practices e attività con i bambini di strada, nel loro ambiente). Le attività spaziano dalla prevenzione al patrocinio, dall’educazione alla formazione, dal sostegno sociale alla sanità. L’Aiuto umanitario della Confederazione sostiene attualmente progetti di TdhL a Río de Janeiro, Fortaleza e San Luís.
Personalmente ho appreso che ci sono tante progettazioni (per fortuna) per aiutare i Maninos de rua e speriamo che si riescano a produrre dei miglioramenti !
Nell’ambito del suo «Programma del latte» la Confederazione sostiene inoltre programmi alimentari di istituzioni sociali per le fasce di popolazione particolarmente bisognose. Questi programmi, organizzati in differenti città del Brasile, sono realizzati sotto la direzione di Terre des hommes Lausanne, Terre des hommes Genève e Caritas.
Mario
MGS4EVER DN
Indiani d'America Nome con il quale vengono comunemente definite le popolazioni indigene dell’America settentrionale, della Mesoamerica (Messico e America centrale) e dell’America meridionale. L’appellativo di “indiani” fu loro attribuito da Cristoforo Colombo, erroneamente convinto di essere approdato nelle Indie asiatiche, in una corrispondenza del 1493. Gli indiani d’America sono detti anche amerindi o amerindiani (abbreviazioni di American Indians), oppure nativi americani. È utilizzata anche la forma spagnola indios. È ipotesi quasi unanime che gli indiani d’America discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nordorientale nel periodo glaciale: gruppi piuttosto numerosi avrebbero attraversato lo stretto di Bering, allora coperto di ghiacci, in successive ondate migratorie.
Nell’estremo nord, l’ambiente riusciva a garantire la vita solo a popolazioni di modesta entità, pertanto i gruppi si spostavano regolarmente a seconda delle stagioni. I primi ad arrivare furono i Na-dene, erano cacciatori-raccoglitori forestali, si diffusero a sud, a ovest, e nell’interno e sono noti come Athapaskan. Più tardi subirono alcune divisioni e avanzarono ancora più a sud dove diedero origine ai Navajo e agli Apache moderni. Gli eschimo-aleuti giunsero dopo i Paleoindiani, prima che il ponte di terra scomparisse. Essi sono rimasti i più asiatici degli indiani dell’america settentrionale e la loro lingua presenta radici siberiane. Gli eschimesi si diffusero per migliaia di miglia sulla terra ferma e probabilmente si divisero dagli aleuti circa 4.000 anni fa. I legami si allentarono via via che ciascun gruppo si adattava a condizioni ambientali diverse. Gli eschimesi cacciavano usando Kayak di pelle, si muovevano su slitte trainate da cani e fra il decimo e l’undicesimo secolo dopo cristo occupavano la terra tra lo stretto di Bering e
Benché le caratteristiche culturali, come la lingua, i costumi e le usanze varino enormemente da una tribù all'altra, ci sono alcuni elementi che si possono incontrare frequentemente e sono condivisi da molte tribù.
La religione attualmente più diffusa è conosciuta con il nome di Chiesa nativa americana. È una chiesa sincretistica che unisce elementi dello spiritualismo nativo provenienti da un numero di differenti tribù con elementi simbolici tipici del Cristianesimo. Il suo rito principale è la cerimonia del peyote. La chiesa ha riportato significativi successi nella lotta contro molti vizi portati dalla colonizzazione, come l'alcolismo e la criminalità. Nell'America Sud-occidentale, specialmente nel Nuovo Messico, il sincretismo tra il Cattolicesimo portato dai missionari spagnoli e la religione nativa è piuttosto comune; i tamburi, i canti e le danze dei Pueblo sono regolarmente parte della Messa.
BY CLAUDIO
Il movimento religioso chiamato Scientology fu creato nel 1950 dallo scrittore di fantascienza americano Lafayette Ronald Hubbard (detto LRH), e fu inizialmente noto come Dianetics, "Scienza Moderna della Salute Mentale". Assunse la dicitura Scientology e l'autodefinizione di chiesa nel 1954, quando vennero inglobati aspetti spirituali non previsti da Dianetics e, secondo i critici, quando Hubbard incontrò le prime difficoltà finanziarie e corse il rischio di perdere il controllo sulla sua creatura originale
Scientology è un amalgama di nozioni pseudoscientifiche e di concetti psicologici che dividono la mente in due entità ben distinte, la mente analitica e la mente reattiva (eredità di Dianetics). Scopo di Dianetics è svuotare ed eliminare la "mente reattiva" - responsabile dei comportamenti aberrati dell'individuo - e rendere la persona completamente analitica e auto-determinata, cioè "Clear", liberata.
Scientology crede in uno spirito, che definisce thetan, in grado di reincarnasi all'infinito. Il thetan è un'entità onnipotente, un dio decaduto che ha dimenticato i suoi infiniti poteri originali e potrà recuperarli solo seguendo alla lettera le istruzioni di Hubbard. Un "Thetan Operante" sarebbe in grado di agire sull'universo fisico con la sola forza di volontà, e opererebbe in stato di "esteriorizzazione" stabile, cioè fuori dal proprio corpo.
Scientology si definisce religione e dichiara di essere compatibile con tutti gli altri culti, anche con quelli che non contemplano la reincarnazione e credono in un Dio Unico e Onnipotente.
Nonostante per Scientology cose come solidarietà e compassione siano considerate "misemozioni", cioè emozioni negative di cui sbarazzarsi per raggiungere la "libertà totale", non vede contraddizione nel dichiararsi compatibile con quelle religioni che al contrario ritengono che solidarietà e compassione siano valori importanti.
Le migliaia di istruzioni che ha lasciato Hubbard (morto nel 1986) riguardano praticamente ogni aspetto della vita. Esistono consigli per lo studio, per il matrimonio, per i colloqui di lavoro...
Scientology fornisce ai propri membri la sensazione che qualcuno si stia prendendo cura di loro, che presti attenzione ai loro problemi. Gli adepti sono chiaramente convinti di stare migliorando se stessi. Dianetics e Scientology sono state oggetto di controversie fin dagli esordi. Nonostante numerosi praticanti e seguaci soddisfatti della loro affiliazione e convinti di aver ottenuto grossi miglioramenti e vittorie personali, le creature di Hubbard sono state pesantemente criticate da più parti.
By Vale
L'Italia è stata interessata al fenomeno dell'emigrazione soprattutto nei secoli XIX e XX. Il fenomeno ha riguardato dapprima il Nord-Est e, dopo il 1870, anche il mezzogiorno. Si può distinguere l'emigrazione italiana in due grandi periodi: quello della grande emigrazione tra la fine del XIX secolo e gli anni trenta del XX secolo e quello dell'emigrazione europea, che ha avuto inizio a partire dagli anni cinquanta.
La grande migrazione
La grande emigrazione ha avuto come punto d'origine la diffusa povertà di vaste zone dell'Italia e la voglia di riscatto d'intere fasce della popolazione, la cui partenza significò per lo Stato e la società italiana un forte alleggerimento della pressione demografica. Essa ebbe come destinazioni soprattutto l'America del sud e il Nordamerica: si caratterizzò sin da subito come un'emigrazione di lungo periodo, priva di progetti concreti di ritorno in Italia. Il periodo interessato dal fenomeno va dal 1876 al 1914 circa.
Le migrazioni interne
Le migrazioni interne diventarono numerose negli anni 50 e 60, esse sono essenzialmente di due tipi:
1)Gentlemen Migration ovvero lo spostamento di giovani rampolli dalle campagne alle città per motivi di studi.
2)Trasferimento nelle città industriali dell'area Nord-ovest di giovani maschi, sposati o in procinto, con basso titolo di studio. Le donne, invece, emigrano secondo il modello "catena di richiamo" ovvero partono prima gli uomini e successivamente c'è il ricongiungimento familiare.
A partire dal
Tuttavia la figura dell'emigrante contemporaneo è in generale molto diversa dal suo omologo della generazione precedente, divenendo simile a quella dei colleghi extracomunitari. Infatti solo alcuni emigrano insieme alla famiglia, la maggior parte lo fa individualmente, si sottopone a lunghi spostamenti pendolari e condivide con altri, nella stessa condizione, un alloggio, spesso sovraffollato.
L’emigrazione europea
L'emigrazione europea della seconda metà del XX secolo, invece, aveva come destinazione soprattutto stati europei in crescita come Francia, Svizzera, Belgio e Germania ed era considerata da molti, al momento della partenza, come un'emigrazione temporanea - spesso solo di alcuni mesi - nella quale lavorare e guadagnare per costruire, poi, un migliore futuro in Italia. Tuttavia questo fenomeno non si verificò e molti degli emigranti sono rimasti nei paesi di emigrazione. Al giorno d'oggi sono presenti in Germania circa 600.000 cittadini italiani fino alla quarta generazione, mentre sono almeno
In Belgio e Svizzera le comunità italiane restano le più numerose rappresentanze straniere, nonostante molti facciano rientro in Italia dopo il pensionamento, spesso i figli e i nipoti restano nelle nazioni di nascita, dove hanno ormai messo radici.
by http://wikipedia.org
Alessandro

By PiPpY aNd ElEnA
La deriva dei continenti è una teoria geologica secondo la quale i continenti si muoverebbero l'uno rispetto all'altro. Fu introdotta nella sua versione moderna nel 1910 da Alfred Lothar Wegener, che fu il primo a presentare in una formulazione coerente le prove del fenomeno e una spiegazione coerente delle sue cause.
Origini della teoria
L'ipotesi che i continenti si siano spostati, e in particolare che si siano allontanati l'uno dall'altro, è piuttosto antica. Già nel 1596, il cartografo olandese Abraham Ortelius notava nel suo saggio Thesaurus Geographicus che la forma delle coste dei continenti dimostrava chiaramente che essi si erano staccati l'uno dall'altro "per via di terremoti e inondazioni". L'idea di Ortelius fu ripresa da diversi autori nei secoli successivi (tra gli altri, Bacone, Franklin e Alexander von Humboldt). L'idea divenne ancora più attraente nel XIX secolo, quando lo studio dei fossili portò la prova del fatto che, per esempio, il Nordamerica e l'Europa avevano avuto in passato una flora comune. Sulla base di queste osservazioni, Eduard Suess giunse nel primo Novecento a ipotizzare l'origine dei continenti moderni dalla frammentazione di un antico supercontinente, Gondwana. Tutti questi autori, pur avendo intuito il fenomeno della deriva dei continenti in sé, avevano però difficoltà a fornire una spiegazione coerente delle cause. Nel 1910, il geologo statunitense Frank Taylor giunse a formulare l'idea dello scorrimento della crosta terrestre dalle alte latitudini a quelle basse dell'emisfero settentrionale. Egli si riferiva in modo particolare alla Groenlandia, che immaginava essere il residuo di un antico massiccio da cui si erano staccati, lungo fosse di spaccatura, il Canada e l'Europa settentrionale. Anche alla tesi di Taylor mancava un punto importante: il meccanismo che produceva lo spostamento delle masse continentali. La sua spiegazione, che faceva riferimento alle forze di marea verificatesi quando